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Android, iPhone, insalata con pomodori: lo squallore – mica tanto – celato del blogging di settore.

Molto spesso mi ritrovo a parlare con amici del fatto che la blogosfera italiana si stia inflazionando enormemente. Nuovi blog spuntano come funghi quotidianamente supportati dall’immancabile piattaforma WordPress che – con un semplice drag e drop su Filezilla – rende ognuno di noi un Webmaster, un CEO (di noi stessi?), un SEO Expert, un Sysadmin e, infine, una grottesca divinità chiamata blogger.

Per questa insana facilità di mezzi con cui si apre uno spazietto personale chiamato Blog, ci ritroviamo la rete piena di ragazzetti quattordicenni alle prese col loro primo smartphone comprato da papà e mammà per l’esame di terza media. Iniziano così a scrivere del loro giocattolo pieno zeppo di giochi crackati invece di apprendere, leggere e sperimentare. 

YouTube. Mari di recensioni; di videoconfronti; di parlate foreveralone davanti alla webcam. Una più patetica dell’altra. Persone incompetenti che non sanno nemmeno indicare a cosa serva una CPU.

Un mondo di pseudo geek che regna incontrastato nel reame dell’ignoranza. Beh sì. Perché essere Geek e Nerd ora va di moda. E non ho ancora parlato della scarsissima conoscienza [fail voluto] conoscenza della lingua italiana. I “qual è” con l’accentoapostrofo [epic fail segnalato nei commenti] ormai non mi turbano più; il la [fail #2] consecutio temporum a minchia che fa da condimento ad articoli approssimati e disordinatamente pieni di keywords. Sì. Perché non dimentichiamo che sono esperti SEO.

Un disastro.

L’esodo da Facebook sta dando i suoi marci frutti. La tecnologia accessibile a misura di utonto anche.

E mi ritrovo qui, tra queste mie pagine personali a raccontare dello squallore che vivo quotidianamente nel ricercare qualche notizia non scritta con i piedi da leggere rilassato nei momenti morti della giornata (sul cesso) e mi accorgo che la scelta ricade su testate statunitensi nettamente più curate.

Voi mi direte “ma loro saranno sicuramente professionisti – perfino – retribuiti”. Ed è una giusta osservazione. Ma temo che in Italia non sia questo il fattore chiave visto che anche su quotidiani di medio-grosso calibro non è che vi sia tutta questa qualità eh.

Grazie a Dio non è tutta pupù quel che puzza. Molti italiani, compresi miei following scoperti così un po’ per caso su Twitter, ho scoperto essere grandi Blogger con la B maiuscola in grado di discernere l’argomento nei dettagli e affrontarlo con il giusto lessico e la giusta preparazione. Piacevoli da leggere insomma. Ah, non faccio nomi almeno fin quando non mi ricaricheranno la PostePay.

 

Mulini a vento. Il mio micro sfogo personale non cambierà certo la squallida situazione a cui un utente italiano amante della tecnologia e leggermente più esperto delle masse facebookiane si ritrova davanti. Quando il livello è così basso, è la fame di conoscenza che si trasforma pian piano in sazietà.

Andrea Venditti

CEO, SEO e Webmaster del sito web in cui stai leggendo questo messaggio.

  • Alessandro Salgoni

    Ottime considerazioni Andrea 😉

  • D’accordo sul contenuto del post, anche nella blogosfera Apple la situazione non è tanto diversa. Uno dei motivi, come tu giustamente indichi, potrebbe essere la retribuzione: le testate online dei giornali italiani guadagnano in visite frazioni delle rendite dei più popolari siti statunitensi. Detto questo due precisazioni: “I qual è con l’APOSTROFO” e “LA consecutio temporum” #sviste 😉

    • FAIL haha scritto di getto e può capitare :] condivido comunque le tue considerazioni…